Esploratore

Esploratore

VERSO ALLODOLA SCARICA

Posted on Author Teramar Posted in Musica


    Contents
  1. allodola140
  2. CORONAVIRUS: AGGIORNAMENTO DALL’UNITA’ DI MONITORAGGIO – 4 MAGGIO ORE 21:00
  3. Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa
  4. Parco naturale costiero di Rimigliano

Ascolta il Allodola su highcolonic.info, che è una raccolta esaustiva di richiami di uccelli Italiani. Funziona anche sul tuo cellulare! CANTI UCCELLI E UNGULATI. (Per salvarli clicca tasto destro dal menu salva col nome). allodola · allodola 2 · allodola 3 · allodola 4 · allodola. verso una collina alle sue spalle, dove gli uomini rossi manifestarono subito la loro numerosa quanto pericolosa presenza. Una scarica di piombo proveniente. Vedi ALloDoLA. - JovA: è un uccello dell'Africa, di color bruno, grosso quanto un'​Allodola, e che si scarica solitamente delle sue uova sulle strade maestre.

Nome: verso allodola
Formato:Fichier D’archive
Sistemi operativi: iOS. Android. Windows XP/7/10. MacOS.
Licenza:Solo per uso personale (acquista più tardi!)
Dimensione del file: 63.22 MB

Storia[ modifica modifica wikitesto ] L'esistenza di comunità dedite alla caccia e alla raccolta nella zona è documentata fin dal Paleolitico , e nuclei dell' età del Bronzo sono stati individuati presso le frazioni Croara, Farneto, nella grotta Calindri e a Castel de' Britti. Dove il torrente Quaderna incrocia la via Emilia , appena fuori dal parco, si estendeva la città romana di Claterna , una delle poche in regione a non avere avuto continuità abitativa dall'antichità ai nostri giorni.

Durante il Medioevo , tutto il territorio era caratterizzato da piccoli centri abitati sparsi sui rilievi, in genere fortificati e riuniti intorno a un castello o a una pieve. Il fortilizio di San Pietro di Ozzano, ad esempio, ebbe origine dagli abitanti di Claterna che, dopo la distruzione della città nel V secolo , si rifugiarono sulla vicina collina.

Sul versante destro dell' Idice , già in comune di San Lazzaro, sorge Castel de' Britti , antico borgo fortificato allo sbocco del torrente in pianura, in posizione dominante su uno sperone di gesso.

I ceppi che imprigionavano il giovane e la salma di Lucia sono conservati nella vicina chiesa di Sant'Andrea. Nel luogo ove sorgeva il monastero fu eretto nel un pilastrino, dono del canonico Paolo Patrizio Fava Ghisilieri, poi ristrutturato, negli anni venti, da un suo discendente, il conte Alessandro Fava Ghisilieri.

Anche nelle alture gessose intorno alla Croara si trovavano centri fortificati: una scrittura del parla di un castello "quod vocatur Corvaria"; nei pressi della dolina della Spipola, la piccola comunità di Miserazzano possedeva una chiesa e forse un edificio fortificato, dove poi venne costruita la villa ottocentesca dei conti Negri.

Il parco regionale venne istituito nel su iniziativa dei comuni di San Lazzaro di Savena, Ozzano, Pianoro e Bologna. Molte grotte vennero distrutte oppure ne venne irrimediabilmente compromessa la stabilità come nel caso della grotta del Farneto. Di questa attività estrattiva rimane una traccia in una delle aree di sosta del parco nel comune di San Lazzaro, l'ex " cava a filo ".

allodola140

Oggi l'immagine del monte Croara dilaniato dalle gallerie e le pareti lisce e lucenti dei vari fronti di cava fanno ormai parte del paesaggio dei gessi. Territorio[ modifica modifica wikitesto ] Il territorio del parco si trova ad altitudini comprese fra 70 e m s.

Il torrente Savena segna per un lungo tratto il confine occidentale dell'area protetta, che ad oriente si spinge sino al torrente Quaderna ; nella sua parte centrale è sita la confluenza tra Zena e Idice. La parte più occidentale racchiude vasti affioramenti gessosi con caratteristiche morfologie carsiche, mentre nel settore più orientale, i suggestivi calanchi del passo dell'Abbadessa interrompono con crinali drammatici le dolci pendici collinari. Per quanto profondamente intaccati in vari punti dalle passate attività estrattive, i gessi bolognesi rappresentano una delle principali emergenze naturali della regione e nascondono aree di particolare bellezza, la cui parziale conservazione è dovuta soprattutto alle forme accidentate, che non ne hanno mai consentito il pieno sfruttamento.

Su queste colline, interessate da importanti collegamenti transappenninici fin dall'antichità, s'è sviluppata una viabilità di fondovalle e di crinale che, per le caratteristiche del territorio, ha favorito solamente l'insediarsi di piccoli nuclei abitati sparsi.

CORONAVIRUS: AGGIORNAMENTO DALL’UNITA’ DI MONITORAGGIO – 4 MAGGIO ORE 21:00

Doline , calanchi , altopiani, valli cieche e rupi rocciose modellano in maniera suggestiva il territorio lungo una fascia che, sviluppandosi in modo discontinuo trasversalmente alle valli, culmina verso oriente nell'imponente Vena del Gesso Romagnola anch'essa parte del sistema delle aree protette regionali.

Per raggiungere il cuore del parco si attraversa un paesaggio dolcemente ondulato, movimentato dalla continua alternanza di aree coltivate e boscose che riflette la secolare presenza dell'uomo.

Campi di frumento , erba medica ed altre colture occupano i pendii meno ripidi, disegnando forme irregolari e sinuose contrastanti con gli appezzamenti geometrici della vicina pianura; ai seminativi s'affiancano frutteti e vigneti un tempo rinomati.

Tra le sparse case coloniche spiccano ville signorili e palazzi, spesso molto antichi e di pregevole architettura, protetti dalle chiome di pini domestici e di slanciati cipressi che, a volte, accompagnano anche le strade.

Ma sono soprattutto le grandi querce , le siepi di prugnolo e biancospino e i primi lembi di bosco ad introdurre un paesaggio naturale che si sposa armoniosamente con quello agrario. I gessi bolognesi[ modifica modifica wikitesto ] L'emergenza di maggiore rilievo del parco, intorno alla quale si è andato costruendo il progetto di tutela, è costituita dagli affioramenti dei gessi messiniani, che appartengono alla formazione geologica nota come Formazione gessoso-solfifera.

Il gesso degli affioramenti bolognesi si presenta in grossi cristalli con forma caratteristica, detta a coda di rondine o a ferro di lancia.

La sua particolare cristallinità ha ingannato a lungo gli studiosi che tentavano di spiegare la genesi delle "gessaie bolognesi": ancora verso la fine dell'Ottocento era ritenuta una particolare roccia metamorfica. Oggi, invece, ricostruire la storia geologica dei gessi significa ripercorrere, attraverso uno sforzo dell'immaginazione, gli eventi straordinari che investirono l'intero bacino mediterraneo tra 4 e 5 milioni di anni fa.

La "crisi di salinità" produsse effetti anche nelle aree vicine all' Appennino , determinando la formazione di diversi strati gessosi, attraverso ripetuti cicli di evaporazione.

Lo stesso argomento in dettaglio: Vena del gesso. La presenza, tra gli strati di gesso, di strati argillosi più scuri, spesso ricchi in sostanza organica, indica interruzioni cicliche nella precipitazione dovute a diluizione delle soluzioni marine.

Guarda questo:SCARICARE ALFABETIERE

Nel parco, gli strati gessosi sono esposti lungo le scoscese falesie che chiudono la valle dell'Acquafredda, dove sono evidenti almeno tre banconate gessose di grande spessore, separate da fasce di vegetazione che sottolineano gli interstrati argillosi.

Il luogo più significativo per osservare l'intera successione stratigrafica dei gessi è l' alveo dell' Idice , nel tratto dove il torrente li attraversa all'altezza di Castel de' Britti. Doline, inghiottitoi e grotte[ modifica modifica wikitesto ] La natura solubile del gesso ha determinato in tutto il parco un esteso sviluppo dei fenomeni carsici , creando paesaggi unici, molto diversi da quelli delle colline adiacenti.

Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa

Attraverso numerosi punti di assorbimento, come gli inghiottitoi ma anche le piccole fratture, il sistema idrologico sotterraneo si arricchisce continuamente, con effetti speleogenetici grandiosi.

Le valli cieche si formano dove ha inizio l'affioramento dei gessi. Un piccolo solco vallivo, inciso su rocce non solubili generalmente marnose , termina contro rupi gessose, e attraverso un inghiottitoio ha inizio il percorso sotterraneo delle acque: un vero e proprio torrente ipogeo. Alcuni inghiottitoi si riempirono lentamente di detriti, ai quali si aggiunsero pollini, carboni e corpi di animali per i quali rappresentavano vere e proprie trappole.

In quest'ultimo caso, lo studio dei pollini fossili ha rivelato che tra Passando ai livelli più recenti del riempimento si nota un lento miglioramento climatico: il pino si riduce e compaiono olmo e quercia; più avanti il pino scompare e restano solamente quercia , olmo , nocciolo e ontano , una copertura vegetale piuttosto simile a quella odierna.

Le foreste erano probabilmente interrotte da praterie steppiche, perché le specie animali ritrovate sono tipiche di ambienti aperti. Le numerosissime ossa raccolte testimoniano la presenza di bisonti , cervidi di grandi dimensioni, marmotte , lepri , volpi , lupi , tassi e cinghiali.

Presso la cava Fiorini sono stati ritrovati anche resti di ghiottone , un mustelide che attualmente vive solo nelle regioni più settentrionali dell'Europa e dell'Asia. A questi ritrovamenti si sono aggiunti quelli di oggetti usati dall'uomo nel Paleolitico medio e superiore e numerose testimonianze dell' Età del rame.

Le doline si formano invece sopra le vaste aree gessose hanno diverse modalità di sviluppo.

Dune mobili, con profilo continuamente modificato dal vento, con piante dal più robusto apparato radicale, con vegetazione compatta e dotate di fioriture spesso vistose, quali: camomilla marina Anthemis maritima , elicriso Helichrysum spp. Dune fisse, di altezza fino a dieci metri, dal profilo ormai stabilizzato, con arbusti sempreverdi di dimensioni maggiori, fittamente intersecati a formare delle siepi modellate dal vento, costituite prevalentemente da: alaterno Rhamnus alaternus , cisti Cistus spp.

Nelle due uniche residue zone paludose e lungo il relativo fossato di drenaggio, si trovano piante caratteristiche delle zone umide marine quali: Artemisia coerulescens , Arundo donax , Carex extensa , Claudium mariscus , Elymus pycnanthus , Juncus acutus , Juncus maritimus , Limonium angustifolium , Salicornia maritima , Schoenus maritimus.

Nelle radure boschive, dove il sole riesce a penetrare, si incontrano: asparagi selvatici Asparagus acutifolius , erica Erica arborea , ginestra comune Spartium junceum , lavanda Lavandula stoechas , rosmarino Rosmarinus officinalis e orchidee selvatiche.

Questa facilità e comodità di accesso non controllato, se da un lato espone il parco ad una notevole usura, specie nei mesi estivi, dall'altro ne consente una fruizione completa da parte degli appassionati, specialmente nel periodo da ottobre a maggio.

Attività[ modifica modifica wikitesto ] L'attività principale svolta nel parco è quella balneare, concentrata nel periodo da giugno a settembre e localizzata essenzialmente sull'arenile. Il parco viene attraversato trasversalmente, lungo sentieri che conducono dalla strada provinciale alla spiaggia.

Parco naturale costiero di Rimigliano

A supporto di tale attività sono state realizzate alcune piccole strutture servizi igienici e docce nei pressi del litorale. All'interno del bosco sono stati installati alcuni tavoli per picnic. Al centro del parco è stata realizzata una strada interna sterrata che lo attraversa longitudinalmente per quasi tutta la sua lunghezza. Tale percorso realizzato per i servizi del parco e con funzione antincendio, viene anche utilizzato per escursioni a piedi, in bicicletta ed a cavallo.

Gestione e prospettive[ modifica modifica wikitesto ] Per decine di anni il parco costiero è stato sostanzialmente abbandonato a se stesso ed ha quindi potuto mantenere e incrementare indisturbato le sue caratteristiche naturali.

Proprio grazie alla sua "naturalezza", alla mancanza di qualsiasi infrastruttura, all'aspetto "selvaggio" del litorale e della fascia di vegetazione a ridosso del mare, Il Parco Costiero di Rimigliano è divenuto un'assoluta rarità, anche a livello nazionale.

Non si ha infatti conoscenza di altri tratti di sei chilometri di litorale sabbioso, con ampio arenile non interessato da fenomeni erosivi, incorniciato da un bosco naturale ed intatto, del tutto privo di segni visibili di interventi umani, e nel contempo, pienamente accessibile ed usufruibile da tutti.

A partire dagli anni Novanta, a seguito della realizzazione di grandi strutture turistico-alberghiere subito a monte del Parco, sono state rilasciate alcune concessioni balneari che, con le loro attrezzature, hanno snaturalizzato la porzione più settentrionale del parco, per circa cinquecento metri, fino quasi alla foce del Botro ai Marmi. Nei primi anni del Duemila, con il passaggio di proprietà dal privato al comune, sono iniziate diverse opere di adeguamento e riqualificazione turistica che, seppure modeste, hanno iniziato ad incidere in maniera non marginale sull'aspetto naturale del parco.

La società di gestione ha fatto sfoltire e ripulire tutta la vegetazione per una profondità di un'ottantina di metri a partire dalla strada provinciale.


consigliata: